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La manutenzione selvicolturale delle UPF

Secondo workshop targato EMoNFUr: "La manutenzione selvicolturale delle foreste artificiali urbane e periurbane. Prospettive e criticità"





Il 14 novembre 2013 si è svolto, presso Regione Lombardia, il workshop: “La manutenzione selvicolturale delle foreste artificiali urbane e periurbane. Prospettive e criticità“.
L’evento, che ha raccolto un’ampia partecipazione, ha costituito un’occasione importante sia per condividere i primi esiti del Progetto Emonfur sia per aprire un confronto sul tema della manutenzione delle foreste urbane e periurbane (UPF) con i principali portatori di interesse.
Di seguito mettiamo a disposizione le presentazioni (scaricabili) degli interventi dei relatori accompagnati da una breve sintesi.

Il progetto Emonfur e la gestione delle Foreste Artificiali Urbane e Periurbane (UPF)

Il progetto Emonfur per le foreste urbane lombarde
Enrico Calvo – ERSAF, Emonfur project leader
L’intervento offre una panoramica degli strumenti che saranno messi a punto all’interno del progetto Emonfur: una rete di monitoraggio delle foreste urbane e periurbane (UPF), un inventario e un catasto delle UPF della Lombardia, tre manuali rispettivamente sul monitoraggio, sulla gestione e sui servizi ecosistemici delle UPF.
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Attività e primi risultati del progetto Emonfur
Benedetto Selleri – Coordinatore tecnico progetto Emonfur
Si presentano i principali esiti del Progetto Emonfur, relativamente alle attività di monitoraggio svolte in 5 aree di saggio presenti in Lombardia. Il monitoraggio ha riguardato i seguenti campi: foreste (analisi dendrometrica e meteorologica, fruizione da parte dei cittadini), biodiversità, pedologia e  fitopatologia.
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Interventi selvicolturali e diradamenti in impianti forestali urbani
Giovanni Sanesi – Università degli Studi di Bari
L’intervento ha l’obiettivo di approfondire tre questioni: l’oggetto degli interventi selvicolturali, la specificità degli impianti forestali urbani e alcune esperienze significative del contesto urbano.
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Chiude la prima sessione del workshop un interessante fuori programma, costituito dall’intervento di Alessandro Ragazzi – Università degli Studi di Firenzesui risultati intermedi relativi al monitoraggio dell’attività fitopatologica delle UPF.
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La manutenzione delle UPF e gli interventi di diradamento: esperienze e buone prassi

La lotta alle specie aliene: l’esperienza del Parco del Ticino
Fulvio Caronni – Regione Lombardia
L’intervento si focalizza sulle diverse modalità di contenimento delle specie vegetali esotiche invadenti, come il ciliegio tardivo, che minano la biodiversità dei parchi.
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La manutenzione e gli interventi di natura fitopatologica
Paola Pirelli – Centro Forestazione Urbana (Italia Nostra)
Dopo un breve presentazione della storia del Boscoincittà, l’intervento si concentra sugli interventi fitopatologici realizzati tra il 1994 e il 2013 (tagli fitosanitari, tagli di sicurezza, interventi ad hoc su olmo e robinia).
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La manutenzione forestale nel Parco Nord Milano e le scelte per incrementare l’attrattività e la fruibilità dei boschi urbani
Riccardo Tucci – Parco Nord Milano
L’intervento presenta l’esperienza di manutenzione forestale del Parco Nord Milano rivolgendo particolare attenzione alla complessità dei fattori in gioco e alle criticità incontrate nel perseguimento di obiettivi estetico-ornamentali e paesaggistici.
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Primi diradamenti in una nuova foresta di pianura: l’esperienza della riserva biogenetica Carpaneta
Paolo Nastasio – ERSAF
L’intervento di diradamento della riserva biogenetica di Carpaneta si pone l’obiettivo di creare elevata biodiversità genetica. Sono stati approfonditi i criteri, le modalità, nonché gli esiti di questo processo.
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Criteri di diradamento di un bosco planiziale artificiale
Cristina Dalla Valle — Veneto Agricoltura
Dopo aver tratteggiato la storia dell’Oasi di Novoledo (PD) il contributo approfondisce i criteri di diradamento naturalistici e produttivi utilizzati nel lavoro di manutenzione del bosco.
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La sessione finale del workshop è stata dedicata al confronto in gruppi sui seguenti temi:
1.  Manutenzione delle UPF: prospettive e criticità (gruppo 1); 
2. Coinvolgimento degli stakeholder nella gestione delle UPF: prospettive e criticità (gruppo 2).

Sintesi della discussione prodotta dal gruppo di lavoro 2

Il gruppo di lavoro 2 si è interrogato su opportunità, modalità, punti di forza e criticità relativi al coinvolgimento dei volontari e dei cittadini nelle attività di gestione e manutenzione delle foreste urbane e periurbane (UPF). In un’ora di lavoro sono state dapprima presentate due esperienze di coinvolgimento dei degli stakeholder; successivamente il gruppo si è confrontato e ha discusso sul medesimo tema.

Le esperienze

Come anticipato, i lavori sono stati aperti da due brevi interventi relativi a esperienze concrete di volontariato all’interno di UPF:

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Presentazione di Nina Cafarelli

Nina Caferelli ha presentato l’esperienza dell’Associazione di volontariato La Risorgiva, di cui è presidente. La Risorgiva opera nel Bosco della Giretta, un bosco urbano di proprietà pubblica sito nel Comune di Settimo Milanese. L’Amministrazione Comunale ha affidato la gestione forestale del parco ad ERSAF, mentre i cittadini si occupano, a partire dal 1997 – anno di fondazione della Risorgiva -, della gestione di tutte le attività legate alla fruizione del parco. La Risorgiva conta 176 soci, di cui 86 volontari attivi in modo continuativo. A seguito di una convenzione con il Comune, i volontari si prendono cura del bosco, occupandosi della pulizia, della cura del manto erboso, della manutenzione degli arredi, delle attività didattiche e di educazione ambientale, delle attività ricreative, dell’organizzazione di convegni ed eventi e del progetto Apidea. La Risorgiva rappresenta un’importantissima risorsa per il Bosco della Giretta, sia dal punto di vista culturale (grazie alla promozione della partecipazione, dell’educazione ambientale, del rispetto per l’ambiente e per i beni comuni), sia dal punto di vista economico. I volontari svolgono in  modo gratuito ogni anno circa 3.600 ore, di cui 1.100 per l’organizzazione di eventi, 600 ore di front office per la gestione del Punto Informazioni Parco e quasi 2.000 ore per le attività di manutenzione. Inoltre, a fronte di un costo di gestione diretto dell’Amministrazione Comunale pari a 10.000 euro annuali, l’Associazione, attraverso la promozione di diverse attività, raccoglie circa 30.000 euro da dedicare ogni anno al bosco. Si tratta dunque di un’esperienza che prosegue da oltre 15 anni, con ottimi risultati e senza particolari criticità. Per saperne di più è possibile scaricare le slide dell’intervento.

Sergio Pellizzoni ci ha invece raccontato l’esperienza trentennale dell’Associazione Italia Nostraall’interno di Boscoincittà (Milano). Fin dalla nascita di Boscoincittà (1974), l’Associazione è stata presente e conta quindi ormai una quarantennale esperienza. Il coinvolgimento dei cittadini richiede lavoro e strategie specifiche. In primo luogo è opportuno considerare le percezioni e gli atteggiamenti dei cittadini rispetto alle foreste urbane; gli approcci iniziali sono spesso caratterizzati da alte aspettative in termini di qualità ambientale e fruitiva, ma anche da una conoscenza molto bassa delle reali modalità di gestione: si crede ad esempio che tutto debba essere naturale, mentre la realizzazione e manutenzione di una foresta urbana richiede pianificazione e interventi artificiali; c’è una certa resistenza ai tagli e ai diradamenti dei boschi e, più in generale, non si ha una reale percezione dell’enorme quantità di lavoro necessaria per la preservazione dell’ecosistema. A partire da questi elementi, l’avvicinamento dei volontari è stato realizzato nel tempo con modalità differenti e a crescenti gradi di intensità. A partire dal 1974 sono state promosse campagne per le piantagioni, la cura dei vivai o la manutenzione dei canali, attraverso l’organizzazione di campi di lavoro ad hoc il sabato e la domenica. Oggi queste iniziative mirate e saltuarie sono affiancate dal lavoro di gruppi di volontari specializzati che operano con obiettivi specifici e interventi continuativi a cadenza settimanale: un gruppo, ad esempio, cura in un giardino la collezione delle specie igrofile del territorio, un gruppo cura i nuovi rimboschimenti contenendo rovi ed infestanti, un gruppo cura un piccolo frutteto, un gruppo si occupa delle attività con le scuole, ecc. Sergio Pellizzoni sottolinea come sia importante il messaggio che viene dato ai cittadini che si avvicinano a Boscoincittà e vogliono contribuire attivamente alla sua manutenzione. I volontari sono chiamati ad essere operativi e a “produrre”, svolgendo tutte le funzioni necessarie e utili alla gestione del parco, non solo quelle marginali o accessorie: grazie alla serietà e all’impegno, il lavoro dei cittadini, benché non stipendiato, può essere, e nei fatti è, di ottima qualità. Il volontario che opera in modo continuativo nel parco diviene così un attore centrale nel processo di manutenzione, assumendo progressivamente, proprio attraverso il fare, diversi gradi di autonomia. La buona riuscita dei processi di coinvolgimento richiede naturalmente molto lavoro, una struttura consolidata dell’entità promotrice, la presenza sul campo di conduttori capaci, la circolazione delle informazioni e la restituzione di feedback positivi sulle attività svolte.

Il lavoro di gruppo

Dopo la presentazione di queste prime esperienze, è stato promosso un momento di confronto tra i partecipanti in merito alle esperienze di coinvolgimento dei cittadini nelle attività di manutenzione delle UPF. Il confronto è stato realizzato utilizzando una metodologia di conduzione dei gruppi denominata OPERA.

Al gruppo di lavoro è stata posta la seguente domanda:

A partire dalle sue conoscenze e dalla sua esperienza, quali sono gli aspetti e/o
le attività connesse alla gestione e manutenzione delle UPF,
dove è possibile e auspicabile promuovere
il coinvolgimento dei volontari o, ancora più in generale, dei cittadini?

I risultati del lavoro hanno portato all’individuazione dei seguenti nuclei concettuali:

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Nuclei concettuali – 1

Fare e diffondere cultura. Le esperienze di partecipazione rigenerano il senso di appartenenza ai luoghi e risvegliano il senso civico dei cittadini: a partire dall’esempio e dal lavoro dei volontari è possibile dare valore e forza concreta ai concetti di “bene comune” e “bene collettivo”. I cittadini coinvolti nella gestione delle UPF divengono quindi soggetti creatori di senso e di valore sociale proprio grazie al loro stesso essere volontari, alla loro motivazione, al piacere del fare per il bene di tutti. Inoltre spesso alle associazioni di volontariato è affidato un altro prezioso compito: quello di diffondere una cultura della sostenibilità e del rispetto dell’ambiente, attraverso l’organizzazione di attività mirate, quali l’educazione ambientale per le scuole, interventi formativi, convegni, eventi, attività ricreative.

Manutenzione. Come hanno mostrato le esperienze precedentemente raccontate, i volontari possono essere un supporto fondamentale per tutte le attività di manutenzione delle UPF, in particolare per quanto concerne la manutenzione ordinaria (ma non solo): cura del manto erboso, pulizia, dei boschi, taglio degli arbusti, manutenzione degli arredi, etc. Nel corso del lavoro è stato presentato un progetto promosso nella Provincia di Como, durato 5 anni, che vedeva la collaborazione di diverse associazioni di volontariato locali e il lavoro di circa 150 volontari, impegnati nelle attività di manutenzione delle infrastrutture verdi e delle vie d’acqua del territorio.

Azioni di presidio. La presenza dei volontari nelle UPF permette di presidiare il territorio, riducendone i fenomeni di abbandono o degrado, e aumentandone contemporaneamente la sicurezza e la fruibilità. Tale funzione di presidio può essere svolta attraverso l’attività di vigilanza, come quella svolta dalle Guardie Ecologiche Volontarie (GEV), figure riconosciute dal Ministero dell’Ambiente (DEC/RAS/224/2007) e operante nei parchi con il ruolo di agente volontario di polizia e pubblico ufficiale. Tuttavia il presidio può essere garantito anche da attività di diversa natura, come la creazione di orti sociali o l’organizzazione di eventi e attività in determinate aree: far vivere i parchi e farli sentire vicini ai cittadini è un aspetto importante della loro gestione e manutenzione.

Monitoraggio. Il progetto Emonfur prevede la realizzazione di reti di monitoraggio permanenti nelle UPF. Tale attività di monitoraggio, così come le informazioni necessarie per censimenti e inventari, potrebbero essere condotte sul campo da figure volontarie, sotto la guida di una struttura di coordinamento e la supervisione di esperti: si pensi ad esempio a giovani studenti in agraria o in scienze ambientali e forestali, che potrebbero sperimentare sul campo alcune delle proprie materie di studio, consentendo contemporaneamente la sostenibilità dei processi di monitoraggio per gli Enti coinvolti.

Progettazione partecipata. La presenza di gruppi volontari organizzati e competenti, ma anche la presenza di diffusa sul territorio di cittadini consapevoli, dovrebbe sollecitare gli Enti pubblici alla promozione di progetti partecipati. In Italia, purtroppo di tratta di una pratica ancora poco comune e spesso, quando praticata, non prevede un reale coinvolgimento dei cittadini nei processi decisionali.

Inoltre il gruppo si è soffermato a discutere due criticità che coloro che vogliono promuovere il coinvolgimento dei cittadini si trovano ad affrontare. La prima riguarda i costi: benché l’azione volontaria sia di per sé ovviamente gratuita, è necessario disporre di fondi per garantire il funzionamento della macchina organizzativa, il coordinamento, l’informazione e la formazione. La seconda criticità, più complessa e sistemica, è relativa al tema della sicurezza. Il tema interessa una questione culturale di fondo e si intreccia con aspetti giuridici e normativi. Benché sia ovvio che i volontari debbano poter lavorare nelle migliori condizioni possibili, i partecipanti hanno convenuto sulla necessità di costruire nuovi paradigmi di riferimento, che tengano in considerazione il fatto che lavorare in un bosco non sia di per sé un’attività completamente sicura. Si tratta dunque di far propri i concetti di assunzione di responsabilità e di “rischio calcolato”, al fine di costruire sistemi di sicurezza che da un lato siano basati sulla conoscenza, sulla consapevolezza e sulla diligenza, ma dall’altro diano la possibilità ai volontari di “fare”, partecipando operativamente ai processi di manutenzione.


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